lunedì 24 settembre 2007

Testimonianza

Nel rapporto con un poeta, quando il sentimento prevale sulla razionalità; quando l’amicizia è forte, totale, finanche disposta a tollerare debolezze; quando il sentimento di amicizia nasce e si consolida parallelamente con la genesi e lo sviluppo di un percorso creativo, allora è proprio difficile parlare del prodotto artistico. Perciò io parlerò dell’autore.
Chi è Giuseppe Lorentini? È un vulcano, una autentica forza della natura: vero e affascinante, poliedrico e coinvolgente, determinato e instancabile, anacronistico. Ecco, sì, soprattutto anacronistico. Potrebbe definirsi diversamente un ventenne del nostro tempo saldamente legato ai valori della famiglia e dell’amicizia, sottile gustatore dei generi musicali più vari ed egli stesso ispirato esecutore, studente universitario modello, solerte organizzatore di eventi culturali e ricreativi, dotato di una straordinaria capacità di relazionarsi con i coetanei, con gli adulti e gli adolescenti con pari disinvoltura?
Queste sue caratteristiche mi hanno colpito quando, con l’entusiasmo che lo contraddistingue, mi ha chiesto collaborazione per conferire dignità tipografica a semplici, ma significativi versi che poi sono diventati “MIEI PENSIERI”. Ciò che è successo subito dopo è ampiamente documentabile: la tiratura della raccolta è andata rapidamente esaurita e Giuseppe è stato investito da una ondata di convinti consensi, di apprezzamenti, ma anche di consigli accolti con ammirevole umiltà; da tutto questo ha ricavato nuova linfa, capace di alimentare la sua sensibilità ed affinare la tecnica espressiva, tanto che “EFFLORESCENZA”, la seconda raccolta apparsa a distanza di un anno, è stata giudicata un poderoso balzo in avanti nella sua esperienza poetica.
Nel frattempo una serie di fortunati incontri, in qualità di autore, con alunni del Liceo Scientifico di Lanciano e della Scuola Media di Atessa, lo aveva consacrato poeta, interprete delle emozioni giovanili, più ancora delle lusinghiere recensioni apparse ripetutamente sulla stampa locale.
E allora la voglia di scrivere e di comunicare sensazioni intime, dopo averne scoperto la valenza universale, è divenuta ansiosa, incontenibile: la “contaminazione” cercata con altre forme espressive, in particolare la musica e la pittura; l’attenzione maniacale rivolta alla impaginazione, alla revisione e persino agli aspetti apparentemente insignificanti per ottenere un libro “bello”; la puntuale progettazione di iniziative autopromozionali, hanno preceduto la presentazione di questa terza silloge. Non c’è che dire! Una straordinaria prolificità, alimentata da un bisogno quasi esistenziale di dare sfogo a sensazioni che “urgono alle soglie della coscienza”.
È esagerato affermare che Giuseppe, a questo punto, si autocandida al ruolo di ambasciatore dei buoni sentimenti, di procacciatore di occasioni di serenità a favore di tanti giovani, meno fortunati, sopraffatti dalle ansie, dalle inquietudini, dalle incertezze del nostro tempo?

Pietro Verratti

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